Dal primo gennaio 2020 non si potranno utilizzare combustibili marittimi con più del 0,5% di zolfo. Questo significa una rivoluzione nel mondo della navigazione, rivoluzione che rispondo a un acronimo: gnl, che sta per gas naturale liquefatto. E la Costa per esempio si sta adeguando. Le ammiraglie in costruzione avranno motori ibridi, alimentati sia a gas che a gasolio.

Questo è un problema molto sentito in diversi porti italiani, dove la Guardia costiera spesso deve adottare misure sanzionatorie verso quelle compagnie armatoriali che non rispettano i limiti di legge in fatto di emissioni. E l’Italia in questo senso è molto indietro, sul fronte dell’adeguamento.

Evelin Zubin, presidente del CSMare, l’organizzazione che a Bruxelles rappresenta i principali attori della logistica italiana, del trasporto marittimo e stradale e che ha patrocinato l’inaugurazione, all’Interporto di Padova, del primo distributore italiano mono-fuel pubblico di metano liquido in un centro intermodale. La stazione Liquimet, società del Gruppo Gasfin, è un primo passo del progetto “Gainn4Dep”, iniziativa italiana per la realizzazione della rete nazionale Lng (gas naturale metano liquefatto) per il trasporto pesante; un progetto dal valore di 1,27 miliardi di euro. Contestualmente all’apertura della stazione Liquimet, Iveco ha anche consegnato 20 automezzi Stralis full-Lng ad Autamarocchi, mezzi che permettono lo stoccaggio del metano liquido in un serbatoio a pressione e a temperature assai basse, dotati di un sistema in grado di convertire il metano in gassoso per poterlo utilizzare come combustibile (aumentando così l’autonomia dei mezzi da circa 200 a 1500 chilometri). Le stime prevedono che se l’intera flotta di circa 2000 automezzi/giorno che gravitano sull’Interporto di Padova si convertisse al gas, infatti, si otterrebbe un beneficio equivalente all’impianto di un bosco con 2 milioni di nuovi alberi.